Sbagliando si impara: l’importanza dell’errore

Sbagliando si impara. L'importanza dell'errore. Il fallimento fa parte della condizione umana.

Dobbiamo prenderne coscienza: impariamo dai nostri errori.

Certo non sono io il primo ad affermarlo!

Prima di me molti autori e personaggi hanno scritto e parlato del fallimento e degli aspetti positivi che questa condizione può portare. Tra i personaggi più recenti e noti tra i giovani d’oggi mi vengono in mente la scrittrice J.K. Rowling, con il suo discorso ai neolaureati, e il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg.

Prima dei personaggi famosi e sicuramente senza saperlo, ce lo ricordano, ogni giorno, i nostri bambini. Pensiamo innanzitutto alla caparbietà di ogni bambino nel provare, provare e ancora provare ad imparare a camminare……E adesso pensiamo che siamo stati bambini anche noi e che quindi questo passaggio lo abbiamo affrontato pure noi. Quindi da qualche parte, dentro di noi, questa caparbietà, questa costanza c’è!

Man mano che il tempo passa ci dimentichiamo oppure ci lasciamo convincere che sbagliare e cadere non sono una buona cosa.

Ma è proprio vero? Ne siamo veramente convinti? Oppure lo pensiamo perché è il moderno sistema sociale che lo richiede?

Venire a conoscenza delle storie di fallimento che stanno dietro a personaggi famosi ci aiuta a riflettere e a capire che sbagliare fa parte della vita umana. Fallire è una condizione comune a tutti: persone famose, persone comuni, persone ricche oppure poveri.

Io sono convinto che tra le condizioni necessarie per vivere una buona vita ci sia anche la soddisfazione di sbagliare.

Fallire è un’esperienza che ci fa crescere. Ciò che è veramente importante è saper affrontare il fallimento.

“Nessuno nasce imparato!” per cui solo sperimentando possiamo davvero capire cosa fa per noi e cosa no.

sbagliando si impara. L'importanza dell'errore. Fallire è un'esperienza che fa crescere.Ai nostri bambini dobbiamo far capire quali sono i rischi e le eventuali conseguenze di un loro comportamento ma dobbiamo lasciarli liberi di sperimentare.

Una delle più grandi paure del bambino è quella di essere rimproverato e giudicato. Anche noi adulti viviamo ogni giorno in funzione di giudizi e condizionamenti. E sicuramente i social media hanno contribuito ad esacerbare ancora di più questa condizione…Ma noi adulti, noi genitori siamo quelli che per primi dobbiamo aiutare i nostri bambini, attraverso dialogo e fiducia, a costruire la propria autostima e a far capire loro che ci sono anche aspetti positivi nel fallimento personale.

Dobbiamo incoraggiare i bambini a continuare nelle loro attività per imparare a scoprire il mondo e a vederlo con i loro occhi. Solo in questo modo potranno fare esperienza di vita.

Si può scoprire e assaporare il sapore della vittoria quando si raggiunge la meta solo se lungo il viaggio siamo stati in grado di superare le difficoltà e i rischi. Che la meta sia costruire una torre di mattoncini il più alta possibile o imparare ad andare in bicicletta senza le rotelle dobbiamo aiutare i nostri bambini a comprendere che bisogna prima cadere se si vuole evitare di ripetere l’errore. Altrimenti si rischia di fare delle cose senza capirne il senso, senza conoscerne i rischi e le possibili conseguenze degli errori.

Questo è il grande valore del fallimento.

Il metodo scientifico ci insegna a procedere per prove ed errori e numerose e importanti scoperte sono state il risultato dell’errore stesso. Se questo metodo continua a far progredire la nostra civiltà, perché non applicarlo anche nell’educazione dei nostri bambini?

Con i bambini, così come il metodo scientifico, dobbiamo cambiare il punto di vista: da fallimento a esperimento. Dobbiamo imparare a sperimentare perché provare porta a conoscere e scoprire nuove sensazioni. Porta cioè a nuove conoscenze.

Essere adulti non ci abilita a trasmettere verità assolute. Ci abilita solamente ad essere delle guide che trasmettono la propria esperienza. Ma essere guide significa anche continuare ad osservare e interpretare il mondo e cercare di essere empatici con chi ci sta davanti. Cercare cioè di vedere le cose con gli occhi dei nostri bambini e fermarci a riflettere: se oggi fossi io il bambino mi piacerebbe vedere ciò che sto vedendo? Mi piacerebbe fare ciò che sto facendo fare, ciò che sto insegnando?

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